Il NARCISISTA e l’IMPRINTING della sua VITTIMA in AMORE

Chi è il caregiver? E chi è il narcisista caregiver?

Alla definizione di caregiver si lega quella di imprinting.

Il concetto di imprinting è stato sviluppato in ambito etologico con le teorie dell’etologo Konrad Lorenz, anche se non è il primo che l’ha usato. Lorenz l’ha però applicato in modo esteso e centrale nei suoi studi sul comportamento animale.

Il concetto di imprinting non si è limitato ad un uso esclusivamente etologico, tanto che lo ritroviamo in tante dinamiche umane. Per questo è stato ripreso in psicologia da John Bowlby che pur dando credito alla funzione fondamentalmente e imprescindibilmente biologica del meccanismo dell’imprinting ha cercato di dimostrare come sia ancora più fondamentale quella psicologica. In specifico, la funzione dell’attaccamento psicologico alle figure parentali, osservabile nel comportamento animale ma anche in quello umano.

narcisista caregiver
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In pratica, secondo Bowlby la funzione dell’attaccamento affettivo risulta determinante nello sviluppo umano. Per questo egli accorda maggiore importanza alla funzione psicologica dell’imprinting psicologico rispetto a quello meramente ed esclusivamente biologico.

Il neonato trova nutrimento nella madre, ma ciò che lo lega alla madre non si riduce all’essenziale funzione nutritiva – la suzione (Bowlby, J., 1958; Harlow, H.F., 1958).

Questo comportamento Bowlby lo spiega secondo un modello psicologicamente economico e secondo un criterio energetico dove risulta più comodo al bambino aggrapparsi alla madre prima ancora che ricercare in lei nutrimento (Bowlby, 1958).

Ma, in ogni caso, sono tutti meccanismi istintivi legati, secondo Bowlby, al fine della sopravvivenza (Bowlby, 1960).

Cos’è l’imprinting?

L’imprinting è un meccanismo psicologico in parte innato ed in parte psicologico in cui un animale o un individuo umano durante la sua infanzia fissa nella sua memoria funzionale e psicologica le prime immagini che riceve dalla realtà esterna. Per l’animale, ad esempio, queste figure primarie saranno rappresentate dagli animali della propria specie che lo stesso successivamente riconoscerà per prime rispetto ad altri animali della sua o di altre specie.

In questo caso, l’uccellino si rappresenta per imprinting la figura dell’uccello femmina che lo nutre e potrà riconoscerlo come parte del suo mondo e di ciò da cui può attingere la vita. Ma sembra legarlo alla madre non solo l’aspetto nutrizionale.

Dice Bowlby: “ci sono abbondanti prove che non solo negli uccelli ma anche nei mammiferi, i giovani si attaccano agli oggetti-madre nonostante non sia nutrito da quella fonte”, e si riferiva al lavoro di Harlow con le scimmie rhesus (Harlow e Harlow 1965). Affermazioni di supporto empirico per spiegazioni psicoanalitiche e teoriche dell’apprendimento comportamentale di attaccamento.

Queste modalità di attaccamento dei piccoli avviene anche nell’uomo. Secondo Bowlby, il neonato o il bambino può scegliere o rivolgersi più o meno istintivamente verso una figura di riferimento che poi potrà rappresentare la base per la sua crescita psicologica e fisiologica.

La figura primaria materna è detta caregiver.

Solitamente è la madre biologica a rappresentare ed incarnare il ruolo di caregiver per il figlio.

L’imprinting relazionale però non si configura e non si limita solo ad una figura biologica materna, ma prevede altre possibili figure sostitutive per il bambino.

L’imprinting è quanto rimane appunto impresso nella psiche di un neonato e di un bambino e che farà da riferimento per la classificazione e la lettura di ogni figura affettiva ulteriore nella sua vita adulta.

Questo comporta che l’imprinting, molte volte, sia determinante in modo anche infausto perché, ad esempio, una madre particolarmente ansiosa favorirà il formarsi da parte del bambino di una personalità ed indole a sua volta ansiosa; oppure, accrescerà l’inclinazione da parte del futuro adulto a vivere relazioni sentimentali con ansia; o, ancora, di ricercare figure affettive con caratteristica simili al caregiver originario. In certi casi anche caratteristiche caratterialmente opposte, magari particolarmente forti per non dire autoritarie – ciò per rifuggire, fugare e contrapporsi, per reazione più o meno consapevole, ad una figura parentale che gli abbia causato sofferenza.

Qui gioca il suo ruolo spesso la figura del manipolatore affettivo che sopperisce molte volte al ruolo di imprinting da parte di una sua o di un suo partner. Così da offrire il ruolo di caregiver a personalità spesso dipendenti emotivamente o che hanno patito carenze affettive e a cui trovano aggancio chi ricerca nel caregiver manipolatore una determinata figura funzionale a determinati imprinting infantili.

Non sempre le scelte basate sui meccanismi dell’imprinting hanno successo. Perché tanti esperimenti hanno dimostrato a partire da quelli eseguiti con gli animali che ad esempio i piccoli scimpanzé privati della madre naturale si attaccavano ad un fantoccio che simulava la figura dello scimpanzé madre, ovvero uno scimpazé carigever. Peccato, che lo scimpanzé fantoccio non potesse elargire al povero piccolo scimpanzé nessuna forma di calore e di affetto.

Perlopiù, è quello che accade in molte situazioni relazionali per chi inconsapevolmente ricerca determinate figure di caregiver incappando fatalmente in manipolatori affettivi.

Chi non ha ricevuto sufficienti cure ed affetto parentali cade più facilmente nella trappola manipolativa perché non gli parrà vero di avere finalmente trovato il caregiver sostituto in grado di elargirgli o elargirle quell’affetto che non ha ricevuto a monte.

Chi tende a questa ricerca condizionata da un imprinting radicato nel profondo di sé sarà maggiormente esposto agli abbagli degli effetti speciali del love bombing dei manipolatori di turno. Ovvero, di amanti (“amanti” usato qui come termine elettivo di chi sia in grado di amare) che si riveleranno essere meri amanti della prima ora.

Il dipendente affettivo, vittima prima ancora che del manipolatore affettivo della propria esigenza affettiva che lo predispone alla dipendenza affettiva, resterà legato non solo al suo imprinting originario ma anche alla figura dell’amante della prima ora che lo ha accecato con i suoi fuochi artificiali iniziali per poi inesorabilmente scartarlo appena avutolo completamente in sua mano. In questo caso, l’imprinting si sovrappone a quello originario, parentale, per servire i bisogni affettivi immediati. Si sorreggerà, allo stesso modo, su altri meccanismi psicologici di difesa funzionali all’attaccamento stesso, e sorreggendosi alla fonte del suo nuovo rifornimento affettivo – causa di molte dissonanze affettive, proiezioni psicologiche, meccanismi psicologici dello spostamento e della negazione, a dirne solo alcuni, che la vittima della manipolazione affettiva di un caregiver suppletivo patirà quando il caregiver rappresenterà per la stessa esclusivamente e disperatamente la soluzione salvifica dei suoi bisogni profondi.

Riferimenti bibliografici:

  • Frank CP van der Horst e Helen A. LeRoy eRené van der Veer , “When Strangers Meet”: John Bowlby and Harry Harlow on Attachment Behavior Frank C. P. van der Horst & Helen A. LeRoy & René van der Veer, September 2008, Journal of Personality Disorders, 32 (4), 562-575, 2018,  The Guilford Press
  • Bowlby, J. (1958), The nature of the child’s tie to his mother, International Journal of Psycho-Analysis, 39, 350–373.                                                               
  • Bowlby, J. (1960), Separation anxiety, International Journal of Psycho-Analysis , 41 , 89–113.
  • Harlow, H. F. (1958). The nature of love, American Psychologist, 13, 673–685.
  • Harlow, H. F., & Harlow, M. K. (1965), The affectional systems. In A.M. Schrier, H. F. Harlow, & F. Stollnitz (Eds.), Behavior in nonhuman primates: modern research trends (Vol. II, pp. 287–334). New York: Academic.

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